Bipersonale di Alessandro Di Giugno e Laboratorio Saccardi

“Memory Foam” la bipersonale di Alessandro Di Giugno e Laboratorio Saccardi allo Spazio Amigdala di Castelvetrano dal 29 al 31 maggio, un progetto che attraversa la memoria siciliana scegliendo una traiettoria lontana dalla retorica della denuncia e dalle iconografie ormai codificate del racconto antimafia.
Ci sono luoghi che dimenticano e altri che, al contrario, sembrano incapaci di farlo. Assorbono gli urti, li custodiscono in silenzio e continuano a restituirne l’impronta molto tempo dopo che l’evento è passato. È da questa intuizione che nasce “Memory Foam”, la bipersonale di Alessandro Di Giugno e Laboratorio Saccardi, ospitata allo Spazio Amigdala diCastelvetrano dal 29 al 31 maggio: un progetto che attraversa la memoria siciliana scegliendo una traiettoria lontana dalla retorica della denuncia e dalle iconografie ormai codificate del racconto antimafia. Il titolo prende in prestito il celebre materiale viscoelastico che trattiene la forma delle pressioni subite. Un dettaglio apparentemente tecnico che diventa invece chiave di lettura potente: cosa accade a un territorio quando viene attraversato da un trauma collettivo? E soprattutto: è davvero possibile tornare alla forma originaria? La mostra sembra rispondere con un no netto. La Sicilia osservata da “Memory Foam” non è una cartolina, né un teatro di eventi conclusi. È piuttosto un corpo sensibile che continua a registrare tensioni, stratificazioni, deformazioni invisibili. Il trauma mafioso non appare come una parentesi storica ma come una presenza che altera il paesaggio, i comportamenti, la percezione stessa dello spazio. In questo dialogo a due voci, Alessandro Di Giugno e Laboratorio Saccardi adottano strategie opposte ma sorprendentemente convergenti. Le fotografie di Di Giugno sembrano muoversi sul terreno dell’assenza. Niente cronaca esplicita, nessuna spettacolarizzazione del dolore: l’obiettivo intercetta ciò che resta dopo.Un margine, un vuoto, un silenzio urbano. Le sue immagini agiscono quasi come strumenti di rilevazione: individuano piccoli slittamenti nella superficie delle cose, crepe minime nella normalità apparente. Il paesaggio diventa così un archivio inconsapevole, una materia che continua a trattenere memoria. Se la fotografia lavora per sottrazione, Laboratorio Saccardi risponde invece per accumulo. Le opere pittoriche esplodono in un universo visivo saturo, attraversato da collisioni iconografiche, richiami religiosi, immaginari popolari, frammenti della cultura di massa e residui della memoria collettiva. Tutto entra in tensione, tutto si sovrappone. È una pittura che non ordina il caos: lo espone. Ne emerge una riflessione che supera la cronaca e si addentra in un territorio più complesso: il rapporto tra memoria e trasformazione. Perché alcuni eventi non passano davvero; cambiano forma, sedimentano, alterano strutture profonde. E forse proprio qui risiede la forza del progetto: nel sottrarre il trauma alla dimensione dell’eccezionalità per mostrarne la persistenza silenziosa. Più che una mostra, “Memory Foam” appare come un dispositivo di lettura. Una lente puntata su ciò che continua a esercitare pressione anche quando sembra scomparso. E nella tensione tra l’essenzialità fotografica di Di Giugno e la materia esplosiva del Laboratorio Saccardi emerge una domanda che va oltre la Sicilia: cosa resta, nei luoghi e nelle persone, dopo una frattura collettiva? A volte la risposta non è un ricordo. È una deformazione.












































