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La pittura selvaggia di Gaspare Mutolo.

 
 
 2014
“La pittura selvaggia di Gaspare Mutolo”
Autore: Gaspare Mutolo
a cura di : Laboratorio Saccardi
intervento di Giorgio Bongiovanni
Data: inaugurazione Sabato 11 ottobre 2014
Spazio Cannatella
Via Papireto 10 Palermo
“In questa acquiescenza, in questo nullismo, in questo bagno di omologazione di Stato – purché si accetti al di là del bene e del male, al di là della coscienza applicata, al di là della demagogia democratica, al di là della democrazia in tutti i sensi deprimente e depressa, al di là di nostalgie imbecilli di tiranni etc. – io trovo davvero che Poggiolini e Riina abbiano un magnete, un carisma (o carisma che dir si voglia anche artistico) che non hanno tanti condomini della nazione italiana. L’Italia è un condominio di piattume, di piattole rompicoglioni, insensate e squallide.”
Carmelo Bene
Il laboratorio Saccardi e lieto di presentare: “La pittura selvaggia di Gaspare Mutolo” toglietevi i panni borghesi ed indignati per favore e chiedetevi cosa ci fanno il più importante ex-broker d’eroina del pianeta ed il Laboratorio Saccardi. Sostanzialmente solo una mostra di pittura, fatta da un uomo che impregna le sue tele con l’unico colore che ha a disposizione, la sua rabbia selvaggia, con l’unica scuola a cui appartiene, quella della strada prima e del carcere poi, la redenzione e la sua voglia di riscatto sociale, no non è una provocazione questa mostra, né un vezzo naif, è un percorso spirituale che supera modi mode e contenuti dell’arte, e del suo mondo patinato fatto di conventicole super snob e di mostre da aperitivo milanese, per arrivare ad un meccanismo di rivincita sulla vita, per raccontare la redenzione di un uomo attraverso la materia alchemica della pittura, il suo corpo astratto e surreale, quasi metafisico e celeste fatto di colori puri e di pennellate semplici, anche di scritte retoriche se è il caso perché no. C’è stato un uomo molto cattivo che ha ucciso dei suoi simili, forse spacciando e vendendo droga proprio a quei protagonisti tanto venduti ed ammirati dell’arte moderna e contemporanea o alle rock star che gli attuali giovani hipster idolatrano. C’è stato un uomo che ha svenduto la sua terra, ma lo ha fatto in nome di un codice d’onore in cui credeva fermamente, un codice di valori che non apparteneva a nessuno di noi, ma che infondo è in ogni siciliano, nessuno vuole condividere o riabilitare quei valori, qui si riabilita l’uomo e per l’ennesima volta l’arte, l’arte come salvezza e come redenzione. L’arte alla ricerca di quella etica ancestrale che è dentro noi tutti siciliani e che no, non ha generato quel male chiamato mafia, aldilà di possibili moralismi, perché la mafia è dentro di noi ma è anche fuori spalmata nel cemento delle nostre città, ma siamo noi a volerla anche se si trova nella nostra aria, nella nostra acqua, nel ceto medio semicolto come nel sottoproletariato, polverizzata nel vento come l’amianto, e finché ogni siciliano non riconoscerà la sua parte mafiosa, difficilmente potrà combatterla ammesso che voglia farlo. Mutolo non è solo un pentito è un uomo che ha vinto la sua parte mafiosa abiurando a quei valori che per lui sono stati portanti, a quell’onore che per noi tutti è un disonore e che forse non è più disonorevole di vivere in questa nostra italietta, volendo fare un azzardo provocatorio, alla ricerca di quel carisma liberatorio che ormai appartiene solo ai criminali italici e non più agli artisti. La pittura ti risolve la serata o una vita intera, questa è una mostra sulla potenza della pittura e sulla volontà di potenza dell’arte, ascoltare il male per fare il bene e Mutolo è un artista perché spiritualmente ha voluto esserlo, non sta a noi stabilirne la grandezza, la sua vita è sicuramente un colossale capolavoro, e come Carmelo Bene stesso diceva non bisogna fare dei capolavori ma essere dei capolavori.

La storia di Gaspare Mutolo classe 1940 è decisamente troppo interessante troppo lunga, troppa avventurosa e tragica per essere raccontata in poche righe … per rendergli giustizia servirebbe dedicargli un bel film ….

Sulla sua vita sono stati scritti tantissimi libri, e ‘stato citato decine di volte in altrettanti Film d’autore per citarne l’ultimo “Belluscone “di Franco Maresco, e siamo lieti di essere stati noi Laboratorio Saccardi a convincere il restio Gaspare a partecipare alle riprese in veste di attore mascherato dietro richiesta dello stesso Maresco. Ormai sono più di 5 anni che il Laboratorio Saccardi si occupa della divulgazione della pittura di Mutolo. Per noi è stato naturale occuparci del suo lavoro, un atto dovuto della nostra ricerca antropologica sulla Sicilia. Per noi il Mutolo è un artista fondamentale, il pittore migliore e l’unico vero artista della scuola di Cosa Nostra, un artista contemporaneo incredibilmente sottovalutato dal sistema culturale Siciliano e nazionale.

Mutolo è un protagonista di quella che è ormai la nuova mitologia cattiva della Sicilia, la Mafia, un fatto umano quasi un movimento, a tratti una religione, con i suoi riti e le sue iniziazioni. Mutolo ha visto con i suoi occhi l’evolversi della storia italiana sia da spettatore che da attore.

Dall’inizio degli anni 70 fino all’85 fu il più importante broker di eroina del pianeta, tutta la droga che dall’intera Asia arrivava in occidente, Usa compresi, passava dal suo telefono e raramente dalle sue mani. Questo faceva di Mutolo uno dei mafiosi più importanti di Cosa Nostra di quegli anni. Nel tempo verrà più volte arrestato, e diventerà un importantissimo collaboratore di giustizia, terzo solo a Buscetta e Contorno. In carcere viene iniziato alla pittura grazie alle opere dell’ergastolano Mungo in arte l’Aragonese, dipingeva benissimo ricorda Mutolo, e fu lui a insegnargli i primi rudimenti. Ma è nell’87 al carcere Ucciardone di Palermo, che la pittura inizia a diventare per Mutolo una vera e propria svolta, inizialmente solo per combattere la noia attratto dalle opere del compagno di cella Alessandro Bronzini detto il Vampiro – “maestro” che in carcere insegnò a dipingere persino al boss Luciano Liggio, e che sino ad allora trascorreva le giornate leggendo Socrate ed i grandi filosofi nella cella antistante, Liggio alla fine decise di firmare lui stesso le tele prodotte da Mutolo e da  Bronzini ,  nell’88 realizzò una mostra personale presso la  galleria d’arte Marino in via Dante 17 a Palermo vendendo tutti i quadri . In seguito si scopri che i quadri furono acquistati da altri mafiosi che facevano a gara per aggiudicarsi le tele del Boss corleonese. Quella fu la prima vera esposizione del lavoro di Gaspare Mutolo il suo primo show anche se a beneficiarne fu Liggio, ma da allora Pittura e pentimento hanno veicolato riscatto sociale e morale, in un lento percorso di espiazione.

La sua pittura selvaggia, fantasiosa è una continua ribellione dello spirito contro la materia, pura comunicazione artistica. Vasi di Fiori, marine, file di case, tetti rossi della sua Pallavicino, sbarre alle finestre, paesaggi aperti e alberi in fiore, piovre e polpi che avvolgono paesi città persone, dipinti compulsiva-mente nel corso di questi anni in cui Gaspare Mutolo non hai smesso di raccontarsi.

L’opera di Mutolo è un chiaro e singolare percorso di redenzione di un uomo attraverso l’arte, con questa nuova mostra vogliamo ancora sottolineare la presenza di questo artista particolarissimo al sistema dell’arte che facilmente ne ignora l’importanza. La seconda personale Mutolo a Palermo da noi nuovamente curata, si svolgerà in uno spazio espositivo peculiare lo spazio Cannatela situato di fronte all’Accademia di belle arti di Palermo in modo che la parte più fresca degli amanti dell’arte della città, i giovani aspiranti artisti, possano essere i primi fruitori del progetto di Mutolo e possano osservare la sua arte e conoscere la storia di un uomo che da criminale si è evoluto in un pittore che oggi vive solo per la sua Arte.

 

Laboratorio Saccardi

 
 

Anima Mundi

 

“Anima Mundi” Idea e Progetto Laboratorio Saccardi, una madonna realizzata in fusione di centesimi di euro ed installata nella facciata della Chiesa di San Ranieri e dei Santi Quaranta Martiri Pisani del Borremans nel cuore del quartiere Capo alla Guilla di Palermo, in collaborazione con Ars Mediterranea e con sPs

 

ח* (MARIA REMIX 2014)

1
Più che una stella era qualunque cosa.
Più di qualunque cosa era amorosa,
più di qualunque amore decorosa:
di tutto l’universo era la sposa.
Ma era troppo piccola: una rosa
che sboccia appena, come ogni creatura
sospesa tra l’eterno e la paura
dei giorni che dei sogni sono mura.

2
Le mura di chi è nato e non gli è dato
capire più di quanto del creato
gli venga in uno spazio costruito
e dentro un tempo già determinato.
Ma i sogni la sognavano più forte
del sogno che a ogni nato è dato in sorte
prima che nel silenzio della morte
le vite si ritraggano contorte.

3
Quest’era l’infinita nostalgia,
quest’era l’assoluta lontananza
prima che quella luce in quella stanza
dicesse allora e per sempre: Maria.
Lei era una bambina che qualunque collina
avrebbe voluto avere come sole.
Da tempo immemorabile era bella.
E più che una bambina era una stella.

4
Madre di ogni principio incominciato
Il giorno in cui il principio è penetrato
In te che ogni principio hai abbracciato
Quando si è fatto piccolo, e hai allattato

Il mutare dei secoli plasmato
in te cingendo quello che è passato
attraverso di te, per sempre amato
divinamente a te connaturato.

5
Confine all’universo è la tua pelle,
tutte le stelle in cielo a te sorelle
in te sono racchiuse. Tu fanciulla
nel ritmo che si allarga della culla

eterna della luce che ti investe:
di te ogni stella trama della veste
che ti ricopre d’umiltà celeste
e innumeri degli angeli le feste.

6
Nella tua stanza è tutto predisposto,
ogni contrario vira nel suo opposto,
ogni colore tende all’infinito
e vibra come ad un invito, sente

che tutto si dispiega onnipresente,
e l’universo che entra dalle tende,
il cuore che sobbalza, le parole,
come se fosse entrato adesso il sole

7
A cucchiaiate dense nella mente,
nella tua carne eppure trascendente,
tu che ripeti forte io sono niente
innanzi a te, finché non è evidente

che ti è di fronte e dentro ed è presente,
e brucia come il fuoco, e come il miele
è dolce, è dolce immensità radente

8
Il paradiso arcangelo Gabriele.


Aldo Nove


* Nella ghematria, ח (Ḥet ) rappresenta il numero 8.
Nella smorfia napoletana, il numero 8 rappresenta la Madonna.


©Per il testo originale, Einaudi, Torino 2007. Su gentile concessione.

 

” Lasciate ai vostri figli abbastanza denaro perché possano fare qualcosa, ma non tanto denaro da permettere loro di non fare niente”. Warren Buffett

Questa in cui viviamo è la realtà dell’homo oeconomicus, la realtà dell’uomo che cerca sempre di ottenere il massimo benessere, il massimo vantaggio per sé stesso, questa civiltà in cui ci muoviamo   non è soltanto civiltà del benessere, dell’opulenza, dell’utile, del profitto, del capitale, ma è soprattutto “civiltà del denaro”.     Claudio Widmann

Il denaro nasce prima del denaro, certe pietre, certe conchiglie, certi metalli all’uomo antico risultavano particolari e rari, immaginati come oggetti misteriosi e soprannaturali.  I nativi della Melanesia per esempio dicevano che quegli oggetti fossero carichi di Mana, cioè di una forza arcana e sacra. L’uomo arcaico cercava di impossessarsi della loro potenza, rinforzando la propria identità attraverso e per effetto di una pulsione scambistica sorretta dal desiderio di acquisire cose che conferiscono Mana. L’origine economica del denaro è alquanto incerta, ma è facilmente intuibile che il denaro sia essenzialmente un fenomeno psicologico e non esclusivamente economico, infatti il denaro non può essere un oggetto solamente reale, esso è prevalentemente un oggetto Simbolico o come dice il filosofo Georg Simmel (1900) “il denaro possiede un – superadditum psicologico –  grazie al quale rappresenta qualcos’altro oltre a se stesso”.

Denaro = Energia.

Il denaro è simbolo operante di energia, esso è capace di trasformare un paese moribondo in esplosione di vitalità.                           Quando Faust, accompagnato da Mefisto giunge al palazzo dell’imperatore, trova un intero Paese che langue sotto il peso di un’enorme indigenza; i fornai non infornano il pane, i soldati non fanno la guerra, le donne non corteggiano i soldati, perché tutti sono oppressi dai debiti e nessuno ha né risorse né entusiasmo per vivere (Goethe, 1831). Mephisto escogita allora una diabolica soluzione. Convince l’Imperatore a saldare i debiti dello stato con una semplice scrittura, dove la firma imperiale funga da garanzia e i tesori (non ancora scoperti!) del sottosuolo costituiscono da copertura materiale. E’ l’invenzione della carta-moneta: quella scrittura viene stampata in migliaia di copie, che si propagano fulmineamente fra la gente; con essa i padroni pagano i lavoratori e i lavoratori tacitano gli strozzini; “osti e puttane sono in festa “: ci si ubbriaca di vino o d’amore e tutto l’impero si rianima.

Il denaro è simbolo operante di energia psichica che vivifica, rianima che (Jung, 1928) chiama LIBIDO, la quale alimenta le molteplici attività individuali. Il simbolo del denaro chiarisce che l’energia psichica è flusso e circolazione. Già Adam Smith (1776) riconduceva la ricchezza delle nazioni alla circolazione di capitali e una legge fondamentale dell’economia vuole ancora oggi che il denaro circoli incessantemente, la rotondità delle monete e una varietà di termini economici associano il denaro e la sua energetica a un flusso circolatorio, il cosiddetto denaro circolante o valuta corrente, flussi di capitali, liquidità di cassa eccetera. Nel denaro si simbolizza il fluire dell’energia psichica; il suo scorrere è vitalità e dinamismo; il suo ristagnare è stasi e immobilismo, ad una depressione economica corrisponde una depressione psichica.

Nelle civiltà economicamente avanzate il denaro costituisce uno dei maggiori agenti motivazionali, non si contano le fiabe, i racconti o i film che narrano peripezie indicibili per raggiungere un tesoro e ancora più numerose sono le vicende reali di uomini che dedicano la vita e le migliori energie al “fare soldi”.

“Sono i soldi a muovere il mondo”

L’originario oggetto-mana si spoglia delle sue originarie proprietà e assume solo attribuzioni convenzionali. La materia compie un salto mortale in cui muore ogni sua qualità e sopravvive solo quantità (Marx) o come dice Tommaso d’Aquino materia quantitate sigmata, il principio di quantità impronta forme patologiche di avidità che si concretizzano in relazioni distorte con il denaro, quali dipendenza da lavoro, cleptomania, overspending, maxing out, appropriazioni indiscriminate etc. Un’inestinguibile avidità gravita attorno alla natura quantitativa del denaro, costellando forme attuali di un’antica auri sacra fames. La quantità moltiplica le potenzialità del denaro di acquisire oggetti, beni, servizi e ciò motiva forme di ricerca quantitativa: il risparmio e l’accumulo, l’investimento produttivo e la tesaurizzazione sterile. Spogliato di qualità e ridotto a quantità, il denaro diventa un “equivalente universale di valore” e può essere convertito in qualunque cosa, funzionale allo sviluppo economico ma anche origine di distorti processi psicologici, la  possibilità di convertire fra di loro valori di natura incomparabile; così, per mezzo del denaro non si scambiano solo beni patrimoniali come gli immobili, ma anche beni morali come la libertà; si convertono in denaro beni immateriali come la forza lavoro e beni impropri come il corpo.

“Nella civiltà del denaro, si possono acquistare organi e vendere bambini; si può vendere l’onore e si può comperare il silenzio; si può svendere il proprio corpo sulle strade e si può comperare una moglie al mercato degli extracomunitari. Si può anche fissare il prezzo di un uomo, inseguendo il criterio della quantità l’uomo contemporaneo conosce il prezzo di tutto, ma non conosce il valore di niente.

Ridotto a sola pura quantità, il denaro evoca un idea di sporco in cui si conservano riferimenti alle sue origini e tracce della sua essenza secondo (Freud 1908) il denaro è intrinsecamente sporco le sue origini risalgono alla fase anale e costituisce un equivalente simbolico delle feci. Anche se già gli egizi utilizzavano lo scarabeo stercorario imprimendolo nella loro Pre-moneta o lo stesso Lutero stigmatizzando il denaro lo definiva “sterco del demonio “. L’ origine anale rende ragione del pudore che avvolge il denaro; i soldi, costituiscono, anzi, uno degli ultimi presidi del pudore: personaggi pubblici e privati, per esempio, parlano più facilmente di sesso che di quanto guadagnano. Dante aveva accomunato avari e prodighi su uno stesso piano dell’inferno, condannandoli a un’identica pena. Il denaro come le feci da cui scaturisce la psicodinamica sia dell’avarizia che della progalita’ poiché entrambe dipendono dalla capacità di trattenere e di rilasciare improntata durante la fase anale.

Appropriandosi del denaro, l’uomo contemporaneo ne acquisisce le proprietà simboliche, esattamente come, appropriandosi di un oggetto-mana, l’uomo arcaico ne acquisisce la forza soprannaturale. La disponibilità di denaro influisce la percezione di se e degli altri.  Viederman (1997) “io sono il mio denaro”.

Sul piano collettivo si ravvisa una stretta connessione tra la grande inflazione economica che colpi

la Germania nei primi anni 20 e l’inflazione psichica che divampò poco dopo, alimentando in Germania il mito del super-uomo, della superiorità della razza di una Germania al di sopra di tutto.  (Deutschland über alles).

Il denaro è un bene arduo cioè oggetti che vengono ricercati non tanto per l’uso che se ne fa, ma soprattutto per gli sforzi necessari a raggiungerli e per le abilità personali messe in campo per ottenerli. Un Bene che promuove l’espressione dei migliori talenti umani; non mobilita solo il lato demoniaco dell’uomo, ma anche quello nobile, come il venditore porta-porta che esprime il meglio delle sue abilità seduttive, lo specializza che approfondisce le proprie competenze con l’obbiettivo di realizzare denaro, valorizzando i propri talenti. La parola stessa talento di origine greca indicava una moneta greca stessa, co, tempo assunse significato di “dote naturale “o “abilità personale “.

La spinta all’arricchimento attiva la ricerca di benefits materiali, beni di lusso oggetti eccezionali e stimola una più complessa tensione a realizzare valori esistenziali, è ricerca di arricchimento personale dove il denaro è simbolo archetipico di valore. In questo processo il valore più profondo del denaro è l’essenza individuativa che promuove nell’uomo.

Il denaro partecipa profondamente all’area archetipica dell’oro, anche se le monete non sono più d’oro e le banche non possiedono riserve d’oro che garantiscono il valore della valuta circolante. E’ vero che il denaro è un equivalente dell’oro, ma dal punto di vista simbolico. E l’oro è un simbolo archetipico di perfezionamento, esaltazione, rettificazione, come per l’alchimia che trasforma la materia grezza in oro scintillante e puro “L’oro dei filosofi “Jung (1944) che ne ha argomentato diffusamente illustrando un percorso di trasformazione della personalità, che procede dallo stato grezzo dell’inconscio verso la maturità aurea della consapevolezza. Il processo alchemico di trasmutazione è analogico al processo psichico di individuazione e l’oro è immagine di una preziosità interiore, inalterabile e inattaccabile. Appartenendo all’area archetipica dell’oro, in analisi il denaro costella il disegno individuativo di portare a maturazione la preziosità interiore dell’individuo, di trasmutare gli stati grezzi della personalità inconscia negli stati aurei di una personalità consapevolmente individuata. Il denaro appartiene all’archetipo dell’individuazione. All’un polo della sua estensione è Nigredo, “sterco del diavolo” (Lutero) e costella aspetti dell’ombra; all’altro polo è Rubedo, donum dei (Calvino) e costella la soprannaturalità del Se’

“Il denaro è poesia…emana un profumo inebriante…il fruscio delle banconote da venti o cento euro quando il cassiere te la mette in mano per cambiare l’assegno…e meglio ancora se gli zeri nella cifra in alto a destra sono parecchi…i soldi fungono da barometro della libertà di tutti, della democrazia reale, della civiltà di una società matura”.

Gianpiero Mughini

“Beati sono i ricchi perché hanno il mondo in mano Beati i potenti e i re e beato chi è sovrano Beati i bulli di quartiere perché non sanno ciò che fanno Ed i parlamentari ladri che sicuramente lo sanno”

Rino Gaetano

«Quando la zona euro avrà tutti gli strumenti necessari a garantire sia l’integrazione sia la disciplina economica, l’emissione di strumenti di debito congiunti sarà giudicata finalmente naturale e vantaggiosa per tutti»

Jose Manuel Barroso

I soldi sono davvero il futuro, sono la libertà e sempre secondo Mughini in un vecchio articolo del il Sole 24 ORE del 2009 è scontato e comune avercela con i soldi “Secoli e secoli in cui i ricchi erano riusciti a convincere i poveri che parlare di “soldi” non fosse chic hanno come corroso la nostra capacità di ragionamento. Quando si parla di soldi in Italia, il più delle volte è un cicaleccio da bar, il trionfo dell’invidia sociale.”  e può esserlo  davvero aggiungiamo noi l’accezione al denaro è spesso solo negativa, capire di economia ti spiega il mondo e la storia dice Pound e quando la pappatoria moralista non si ferma, fino a criminalizzare uno strumento ed  identificarlo come il diavolo stesso, non è così, non è solo questo, non è così semplice, il denaro è anche  energia vitale, sangue, forza lavoro di qualsiasi paese, serve ai giovani per investire, serve ai vecchi per non morire di fame in vecchiaia, il denaro è anche simbolo però ed il simbolo può essere cosa-oggetto facile da manipolare come il metallo di cui è composto.

Giacinto Auriti diceva: “La massoneria è una rete di persone che si è messa d’accordo nel controllare la grande truffa delle banche centrali” ovvero il denaro non è male in se è male in me e come lo stesso giacinto Auriti sosteneva si può stampare denaro per creare un reddito minimo garantito a tutti. Quindi il denaro può anche essere manipolato a fin di bene è strumento che crea valore trascendentale che va oltre la materia di cui è fatto. Il Laboratorio Saccardi ha intenzione di manipolare il denaro materialmente, di fondere cioè delle monte euro trasformandole nel simbolo della trascendenza per eccellenza, una statuetta di Maria vergine effige stessa della materialista Europa, da collocare in una nicchia, in una edicola votiva esistente presso Maria ss. dei sette dolori piazza 40 martiri alla Guilla al quartiere Capo di Palermo.

Il laboratorio saccardi ha in oltre il desiderio di allargare il progetto alle altre monete planetarie come il dollaro la sterlina, yuan e yen al Rublo prossima monete che utilizzeremo continuando il progetto Anima Mundi. La Russia in onore al suo strapotere economico sempre più crescente realizzeremo in futuro una madonnina di rubli non a caso la Russia è detta appunto, grande madre Russia.

 “Questa iniziativa , questa scultura , questa creazione originale della statua della madre santissima di Cristo costruita tramite la fusione di monete non deve sembrare un offesa , una bestemmia , al contrario , che anche con quello che San Francesco definiva “ lo sterco del diavolo “ cioò è il denaro , cosa che effettivamente è così , si possono costruire e creare delle bellezze , bellezze artiste , belle naturali , in questo caso manifestazioni , immagini mistiche per chi ha fede anche sacre come la madre santissima, quindi per me è veramente un emozione vedere un opera che rappresenta l’immagine della Madonna costruita con la fusione delle monete è una cosa bella e molto interessante .”

Giorgio Bongiovanni .
Palermo 26/09/2014

 

 

22 febbraio 2015

Consegna Targa ANIMA MUNDI-LABORATORIO SACCARDI. L’anima mundi brilla nel cuore del capo con  la sua targa in onore di chi l’ha creata con le tremila monete donate dalla gente.

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MIRACOLI – Settimanale Anno III – n.9 – 6 Marzo 2015 – Francesca Galeazzi

 

http://www.resapubblica.it/cultura/il-laboratorio-saccardi-realizza-una-statua-della-madonna-con-monete-di-10-centesimi-di-euro/

http://video.repubblica.it/edizione/palermo/capo-una-statua-della-madonna-realizzata-con-la-fusione-della-monetine/174190/172802

http://www.lagazzettapalermitana.it/10-centesimi-per-la-madonna-addolorata-dei-sette-dolori-123/

http://www.artribune.com/2014/08/il-laboratorio-saccardi-e-apparso-alla-madonna-appello-ai-palermitani-di-buona-volonta-cercansi-centesimi-di-euro-e-larte-sacra-nacque-dal-vil-denaro/

http://spettacoliecultura.ilmessaggero.it/mostre/scommessa-artisti-palermitani-raccogliere-monetine-fondere-realizzare-statua-madonna/839991.shtml

http://www.artribune.com/2014/09/arte-sacra-e-artisti-contemporanei-prosegue-il-dibattito-installata-in-una-chiesa-di-palermo-la-madonna-del-laboratorio-saccardi-tutte-le-foto/

http://www.iovo.it/2014/10/il-caso-saccardi/

http://www.eccellentipittori.it/   22 MAGGIO 2015

Il Giornale – venerdi 4 dicembre 2015

COMPRO ORO

A cura di Francesco Gallo Mazzeo
installazione nel “Salone del trionfo di Diana.”
Piano Nobile di Palazzo Sant’Elia
via Maqueda 81 Palermo
dal 28/2/2013 al 15/3/2013

Anche usato. Sopratutto se usato. Antico. Antico sta anche per vecchio, che non si addice
vecchio a ciò che sembra sfidare l’eterno. Una scritta, Compro Oro, che a Napoli, traccia
Tutta Via Roma, con i vari nomi che prende, da Piazza Plebiscito alla scalinata di Capodimonte.
Una scritta, Compro Oro, che a Palermo ha una sua via Roma in espansione, in tutti i punti cardinali dalla Stazione al Capo, da Oreto a Resuttana.
Napoli, Palermo, Genova, Marsiglia e persino Barcellona, è tutto uno sciuè sciuè, di lingue e dialetti di chi compra e sembra offrire molto, ma dà poco e di chi sembra ricevere tanto e perde tutto. Un viaggio, ogni due vetrine, forse un po’ meno, porta questa scritta, con campanello video e inferriata doppia. Ma oggi, in era di crisi, Compro Oro, ovviamente
in contanti è diventato un fitto sfavillio, da baroccante Via Lattea e ne spuntano come funghi. Collane, anelli, catenine e tutto quanto era stato comprato per sempre, prende la via della borsetta, quello della bilancia e poi di cassetti temporanei, che lo avviano
alla fusione, in cambio di tot euro al grammo e tanto rimpianto, spesso lacrime. D’Altra parte, è l’ultima risorsa prima di mobili e materassi, nei rinati Monti dei Pegni. Sembra d’essere
in una nuova età del baratto, “io dò una cosa a te, tu ne dai una a me”, con mercatini dappertutto, dove i soldi sono sempre meno e tutti risvoltano abiti, risuolano scarpe, aprono vecchi armadi e molti saccheggiano la spazzatura. Aspetti da 1929, col crollo di Wall Street, della famosa NYSE e America a gogò poi a catena di tutte le borse mondiali, anche peggio
se ancora ci sono e moltiplicate le file di Sister Carrie e delle pagine di Theodor Dreiser, sulla tragica caduta del sogno americano, anche se oggi, continua come ai primi Novecento, sogni e sogni, cadono e cadono. La scelta Saccardi è caduta, a Palermo, luogo del loro covo, della loro esaltata messa in scena, anch’essa caduta su questa insegna, che sta all’occultismo e all’illusionismo, come il vello d’oro sta alla magia e all’alchimia, come un tramonto sta al un’alba (in entrambi c’è luce, ma in una sta per cominciare, nell’altra sta per finire).
Un evento fatto di tante cose, come l’oro di oggi, che non è tutto oro, ma miscela, patina e tanto inganno, perché spettacolo sia, perché in medio, nei media, abbiamo sempre biada, precipitando parole, suoni, immagini, rumori, spettacoli, perché sia eccessiva, da Blade Runner in poi, fino ad oggi e poi chissà domani, dopo domani (…). Due grandi quadri, due versioni del Trionfo della morte, con pastori tedeschi a posto di cavalli, speculari di una realtà, di una alienazione, nella grande pattumiera, nella discarica dell’informazione, mentre il sapere, si
disloca più in là, da un’altra parte, con sembianze criptiche, elusive, scambiando, non solo Apollo con Dioniso, ma svendendo l’anima, a poco prezzo. Una fonte, dell’eterna giovinezza, di molto ambigua, un po’ pornografica, nella sua fragile pantomima da pittura popolare, senza badare alla prospettiva, un po’ parietale, bizantina, eppure con suo senso di comica drammaticità, tra i murales alla buona e la pittura dei cantastorie e un po’ dei carretti. Poi c’è un bel biglietto da cento mila, lire, certamente, non euro, ingranditi a potenza, come a celebrarne un funerale, ma anche invocarne il ritorno, alla bella lira che ci ha lasciato per ’euro, un secondo amore, ancora non metabolizzato. Accanto a queste quattro icone, un po’ di tutto, un centinaio di disegni, da museo, bellissimi ed eleganti, una serie di quadrettini di ispirazione religiosa, da Padre Pio a Madre Teresa, ad un San Sebastiano e via che non mi ricordo d’altri, a quadrettini di tutto, corrispondenti ad un indole nomade dei Saccardi, ad un loro essere “situazionisti” sui generis, con tanto di cappello, per la loro grammaticità
e sintatticità e per la loro regola di fantasia imprendibile, là, qui, là, tre oro, tre oro, con carta vince, carta perde. Primitivi raffinati che scontano al banco le immagini a poco prezzo che puoi non trovarci in Fritz Lang del suo Metropolis, né i verbi di Matrix,né le immagini di Loaper e neanche la Genesi di marcia ad ovest di Denzel Washington e il suo finale da Libro dei Re, firmato Elia. Elì, Elì, di Cristo preso da paura della morte, di colui che giungerà, prima che giunga il giorno grande e terribile del signore. Elì che vuol dire, “il mio dio è il signore. A loro alchimisti di ultim’ora di quest’era, che speriamo non sia, l’ultima, trasformatori dell’umile, del consumato, del sommerso, perché in fondo il vero oro non è quello che luccica,
ma quello che ognuno seppellisce nelle proprie miserie quotidiane, tra balletti e tratti, tra
sistichezze e diarree, miserie e volgarità. Una nobilità che è fatta di tante cose, diverse, avverse, tra di loro, vengono prese e “lavorate”, rese reagibili, come le chimiche, in modo che friggano, facciano accadere una reazione, il cui esito è sempre imprevedibile, specie se presentato nelle forme giuste, con le atmosfere che, giuste giuste, le competano: Luci, funi e merletti, veri o finti, architettonici di una lunga stazione di risi e pianti, forti e nefasti. Un evento sì un evento, di tutto rispetto, ma forse eventuale, perché no, per essere venduto,
sì, anche e cercare, continuare “come un archeologoche con voluttà, beve vino cattivo dal coccio di una tazza, millenaria”. (Ivan Gonciarov, Oblomov).

 

DIVINAZIONI / DIVINATIONS

Divinazioni/Divinations #2

residenze d’artista a Villa Aurea

curatore

Giusi Diana

artisti in residenza

Laboratorio Saccardi

sede

Villa AureaParco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi

Via Panoramica dei Templi, 92100  Agrigento (Italia)

date residenza

venerdì 22 marzo 2013 –  venerdì 12 aprile 2013

Un progetto di

Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi

Come il Kniep, che nell’aprile del 1787 accompagnò J. Wolfgang Goethe a Girgenti, durante il suo celebre Viaggio, anche i quattro artisti del Laboratorio Saccardi “…non vedevano l’ora di temperare le loro matite, per disegnare questo interessante spettacolo”, ovviamente a modo loro, con ironia e visionarietà, coniugata ad un arguto spirito critico, per osservare una realtà, in cui il glorioso passato della Magna Grecia si collega con la criticità del presente. L’opera “Flag-Bandiera” l’immagine-simbolo della mostra, è una stilizzazione in bianco e nero della bandiera nazionale della Grecia, riportando l’attenzione sul drammatico momento storico che i Paesi del Mediterraneo stanno vivendo. Il risultato è una mostra composita che intreccia memoria e attualità, e in cui l’eccezionale esperienza della residenza in un sito di tale importanza, è stata restituita senza enfasi, intrecciata al vissuto domestico e quotidiano a Villa Aurea , trovando posto sulla parete e negli spazi della dimora di Sir Alexander Hardcastle , con naturalezza , come gli appunti e gli schizzi tra le pagine di un diario di viaggio . A fornire ai quattro artisti la possibilità di mettere a punto questo singolare” disegno ” , come sempre , diversi ed eclettici strumenti : dall’occhio meccanico delle telecamere del circuito interno di videosorveglianza, attraverso cui lo sguardo degli artisti si è posato sul Parco e i suoi visitatori , osservati come pesci in un acquario, (nella video-installazione ospitata nella dark room ); alla scelta di immergersi pittoricamente in uno dei topos più celebrati dalla pittura dell’800, quel “paesaggio con rovine “, reso ormai a loro familiare dalla permanenza tra il Tempio della Concordia e quello di Ercole .Questo carattere di familiarità giocosa che effonde dalle opere in mostra consenta la visitatore di accostarsi con leggerezza al paesaggio che ha appena lasciato fuori dal cancello di Villa Aurea e di tornare a guardarlo, uscendo , con occhi nuovi , con quell’intimità familiarità che forse consente una visione più affettiva e meno distante . Giocare con la pittura di paesaggio di Francesco Lojacono, che dipinse la Valle dei Templi in numerosi e celebri oli ( conservati ad a Agrigento nella collezione Sinatra ), vuol dire anche lasciarsi ritrarre con tanto di basco e cavalletto davanti al Tempio di Ercole , in improvvisato tableau vivant; oppure reinterpretare i dipinti del più celebre paesaggista dell’800 siciliano , come quello che ritrae i tempio dei Dioscuri, alla luce delle suggestioni fantarcheologiche  della letteratura di Peter Kolosimo , materializzando tra il bianco e l’azzurro del cielo una pattuglia di ufo scarlatti. E ancora , rileggere la storia della Villa e dei suoi protagonisti come sir Alexander Hardcastle e l’archeologo Pirro Marconi diventa pretesto per mettere a confronto un’aeropittura ( ispirata ad un dipinto di Tullio Crali ) in cui un aviatore scende in picchiata puntando sul Tempio della Concordia, con l’odiatissima ( dall’avanguardia futurista ) “bella pittura” ottocentesca .Dal sapore più intimo e domestico è invece l’installazione ambientale che utilizza arredi originali di Villa Hardcastle , memorabilia trovati o realizzati dagli artisti durante la residenza ; in essa si rende omaggio” all’inglese dimenticato ”  ( come viene chiamato ) , ritraendolo come un alieno . Torna l’ispirazione paleo-ufologica di Kolosimo ma anche l’interpretazione poetica della biografia dell’inglese ; infatti a rendere ” alieno ” il capitano è sia l’eccezionale impresa di mecenate della Valle dei Templi , ma anche la sua origine , in quanto straniero trapiantato in Sicilia , e infine proprio da alienato finirà tristemente i suoi giorni, internato dalle autorità sanitarie nel manicomio di Agrigento , in seguito al tracollo finanziario .

Like Kniep who, in April 1787, accompanied J. Wolfgang Goethe to Girgenti during h, is famous trip, the four artists of  Laboratorio Saccardi “… could not wait to sharpen their pencils to draw this exciting show,” undoubtedly doing it their own way, with humor and vision, but also with a witty critical spirit of a reality that is clearly not only “Temples”.  The symbol of the exhibition, the Greek flag in black and white, attempts to link the glorious past of Ancient Greece with the problems that the countries of the Mediterranean are experiencing at the present time. The result is a composite exhibition that weaves past and present, and in which the unique experience of the residence on a site of such importance, is given back without emphasis. Interwoven with the daily life in Villa Aurea, naturally finding a place on the walls and in the spaces of the house of Sir Alexander Hardcastle,  like notes and sketches from the pages of a diary. To provide the four artists with the opportunity to develop this unique “drawing”, as always, diverse, eclectic instruments were used: from  the mechanical eye of the camera’s internal circuit video surveillance, through which the eyes of the artists settled onto the Park and visitors, like fish observed in an aquarium (and reproduced by the video installation housed in the dark room), to the choice of pictorially immersing themselves in  one of the most celebrated topos of landscape painting of the 1800’s. That “landscape with ruins”, now made familiar to them by the permanence of the Temple of Juno and that of Hercules. This playful character of familiarity that pours from the works on display also allows the visitor to lightly approach the landscape they have just left outside the gate of Villa Aurea and go back to look at it, coming out with a fresh eyes with the intimate familiarity that perhaps allows a more emotional and less distant view. Playing with landscape paintings by Francesco Lojacono, who painted the Valley of the Temples in many famous oils (preserved in Agrigento in Sinatra collection), even means posing complete with beret, standing in front of the Temple of Hercules, in an improvised tableau vivant, or reinterpreting the most famous Sicilian landscape paintings of the 1800’s, such as that depicting the Temple of the Dioscuri, a diptych in light of suggestions of the pseudoarchaeological literature of Peter Kolosimo, with a patrol of scarlet ufos materializing between the blue and white sky. Then,again, re-reading the history of the villa and its protagonists, such as Sir Alexander Hardcastle and the archeologist Pirro Marconi becomes an excuse to compare an airplane (inspired by a painting by Tullio Crali) in which a pilot swoops down, focusing on the Temple of Concord, with the detested (by the futurists) “fine painting” of the nineteenth century. However, the flavor which is more intimate and familiar is actually the environmental installation using original furnishings from the Hardcastle Villa, memorabilia found or made by the artists during the residence.  It pays tribute to ‘”Forgotten Englishman” (as he is called), portraying him as an alien. Returning to the paleo-UFO inspiration of Kolosimo and also to the poetic interpretation of the biography of Englishman. The captain is made an “alien” both by his exceptional work as a patron of the Valley of the Temples, but also his origin, as a foreigner transplanted into Sicily. It was “alienated” that he sadly ended his days, interned by the health authorities in the asylum of Agrigento, following his financial meltdown.

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9th BIENNALE SHANGHAI

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9th. Shanghai Bienniale 2012
Museum of Contemporary Art of Shanghai, China
City Pavillion
Palermo felicissima
a cura di Laura Barreca, in collaborazione con Arthubasia
1 ottobre 2012 – gennaio 2013

Palermo felicissima, il cui titolo è liberamente tratto dall’omonimo testo dedicato ai beni artistici e monumentali di Palermo scritto nel 1932 dall’erudito palermitano Nino Basile, si basa sulla restituzione di un’immagine contemporanea di Palermo, una costruzione a tutto tondo di quello spirito avanguardista che l’ha resa capitale industriale agli inizi del Novecento, città-simbolo del Liberty, della moda dell’industrial design. Dopo i bombardamenti della Seconda Guerra mondiale è seguito il degrado e l’abbandono, ma anche una dimensione di libertà che ne ha fatto oggi meta non solo turistica, ma anche artistica di quegli artisti che hanno deciso di stabilirvisi negli ultimi anni e che hanno restituito un’immagine contemporanea della città, lontana dallo stereotipo gattopardesco che troppo spesso costringe ad una condizione di immobilismo culturale. La mostra è un percorso esperienziale, una sorta di viaggio alla scoperta della sua identità, delle sue atmosfere, delle incredibili contraddizioni che la rendono unica tra le città del mondo. Manfredi Beninati, artista palermitano, ricostruisce un ambiente scenografico, visibile solo da due piccole finestre esterne, in cui le rovine dei fasti di un tempo passato si tramutano nell’immagine sbiadita di una sala di un palazzo nobiliare. L’opera di Francesco Simeti, palermitano da anni di base a New York, è un ambiente allestito con un wall-paper ispirato allo stile Liberty, in cui l’artista reinterpreta i fasti e le contraddizioni della belle époque palermitana di inizio secolo, riutilizzando i paesaggi e le vedute siciliane di Francesco Lojacono. L’opera di Massimo Bartolini Starless è una grande scultura fatta di luminarie tipiche delle strade siciliane in festa, una caduta di stelle raccolte insieme in un’installazione poggiata sul pavimento. Nel video della performance di Vanessa Beecroft VB 62, alle sculture che rimandano agli stucchi della bottega dei Serpotta fa da sfondo la Chiesa di Santa Maria dello Spasimo, uno dei più singolari monumenti della città. L’installazione Lo sputo di Ciprì e Maresco mostra i volti e gli atteggiamenti antropologici più tipici, in una dimensione installativa che coinvolge lo spettatore. Formafantasma sono un duo di designer che raccontano la stratificazione tipica dei popoli del Mediterraneo, attraverso l’opera Moulding Tradition. Lee Kit, artista cinese, ha trascorso un periodo a Palermo e mostrerà il risultato di quell’esperienza, come anche Guo Hongwei nei suoi piccoli acquerelli sulle immagini delle città. Sulle orme dei monumenti descritti da Nino Basile, nella sua Palermo felicissima, Stefania Galegati immagina i suoi Greetings from Palermo, una serie di cartoline della città, una visione contemporanea della vita quotidiana. Laboratorio Saccardi ripropone un’immagine contemporanea della città attraverso un linguaggio naiv e di grande impatto.
Le atmosfere di Palermo si colgono anche nelle immagini del teatro contemporaneo di Emma Dante e di Pina Bausch. A completare questo viaggio fatto di sensazioni, paesaggi antichi e visioni contemporanee, c’è la gastronomia, che fa di Palermo una capitale internazionale del “gusto”. L’intenzione è di invitare uno chef siciliano che il giorno dell’inaugurazione, o la sera prima possa offrire una degustazione della cucina tipica siciliana.

Artisti in mostra: Massimo Bartolini, Pina Bausch, Vanessa Beecroft, Manfredi Beninati, Ciprì e Maresco, Emma Dante, Formafantasma, Stefania Galegati, Guo Hongwei, Lee Kit, Laboratorio Saccardi, Francesco Simeti.

La 9. Biennale di Shanghai
La Biennale di Shanghai, per la sua nona edizione, ha scelto di analizzare le dinamiche geopolitiche e i cambiamenti globali attraverso il coinvolgimento di circa 20 città nel mondo. Per l’Italia è stata scelta solo la città di Palermo, tra le altre confermate e ancora da confermare, ad oggi, ci sono: Bombay, Instanbul, Taypei, Sidney, Vancuver, Mosca, Teheran, Beppu, Sendai, Praga, Chamai (Thailandia), San Francisco, Havana, Sau Paulo, Lille, Bogotà, Lagos, Dakar, Budapest, Beirut, Berlin, Cairo e altre. Ad ogni City Pavillion è destinato uno spazio di circa 300mq, ma mi hanno già detto che la destinazione degli spazi ci sarà solo a luglio, che è un pò tardi, ma intanto lavoriamo sull’idea della mostra progettandola su carta, poi a luglio credo che potrà fare un sopralluogo per rendermi conto della situazione. Lo spazio espositivo che accoglie la Biennale di Shanghai è il nuovo, e primo, museo di arte contemporanea della Cina, situato nel Future Pavillion, una ex-centrale elettrica già utilizzata per l’Expo di Shanghai del 2010. Per un totale di 41.000 metri quadri.

Passaggi in Sicilia – Through Sicily. 2009

Passaggi in Sicilia – Through Sicily. 2009

Riso, Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia

Riso, Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia Passaggi in Sicilia – Through Sicily.

La Collezione di Riso e oltre.

The Riso Collection and more
a cura di/curated by Paolo Falcone and Valentina Bruschi

10 July – 4 October 2009

Palermo 2009 – cm 530 x 300 cm. tecnica mista su tela – Laboratorio Saccardi,Fulvio Di Piazza,Francesco De Grandi, Andrea Di Marco,Alessandro Bazan –